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Lazio Atalanta

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12/02/2005 Christian Brighi UNO DI NOI
di Fabio Casadei

Cesena, 12 Febbraio 2005

Stadio Olimpico in Roma:   LAZIO – ATALANTA     2 - 1

Anticipo SKY ore 18.00
Ass. 1: Copelli (Mantova) Ass. 2 :Lion (Padova)  IV° Ufficiale: Dattilo (Locri)

Venerdì 11 febbraio, verso mezzogiorno, mi squilla il cellulare: è Giuseppe Merloni che in tempo reale mi comunica che Christian Brighi esce nuovamente in serie A. Accolgo con estrema soddisfazione la notizia del mio ‘informatore’: dopo l’eccellente prestazione in LIVORNO-REGGINA, Christian è stato nuovamente inserito nella griglia della seconda fascia e ancora una volta il sorteggio ha detto bene. Quinta presenza nella ‘massima serie’, quarta stagionale, seconda consecutiva: la vera notizia è rappresentata dal fatto che non è più una ‘notizia’ il fatto che Christian arbitri gare di serie A. Ed ora si va all’Olimpico, nel primo anticipo della 24a giornata, Christian con le sue gambe e la sua classe, noi attraverso le telecamere di Sky; il tentativo di organizzare la trasferta di una mini rappresentativa sezionale  il venerdì per il sabato è naufragato ancor prima di cominciare, non mancheranno altre occasioni, stavolta ci si accontenta del calcio in TV (anche se ‘non ne possiamo piùùù…’).
Sabato 12 febbraio, ore 17.50, Bar Bianconero: sono davanti al maxischermo, seduto in posizione privilegiata, con il comfort inusuale di un tavolino e una tazzina di caffè, LAZIO-ATALANTA non è certo la gara che possa attirare il pubblico delle grandi occasioni in un bar di Cesena, insomma, ‘sto largo’, condivido la visione della partita con un numero di spettatori che raggiunge in alcuni momenti le sei-sette unità, e non scende mai sotto lo zoccolo duro dei tre: il sottoscritto e altri due individui, uno dei quali seguirà le fasi dell’incontro con apparentemente inspiegabile partecipazione.
Ore 18: la terna capitanata da Christian fa ingresso sul terreno di gioco, alla testa delle due squadre che vanno a schierarsi per il saluto rituale. L’Olimpico evoca ricordi importanti, trasmette sensazioni uniche, è un’emozione forte vedere un Arbitro della nostra Sezione, ‘uno di noi’, in un contesto talmente prestigioso, l’Olimpico è lo stadio che vide il debutto in serie A del nostro Maurizio Mughetti in un LAZIO-GENOA di un ormai lontano 9 dicembre 1990, gli Arbitri vestivano ancora rigorosamente in nero. Oggi Christian indossa la sgargiante divisa gialla della Diadora…
Fischio d’inizio: prende finalmente il via una partita che nasconde insidie che vanno al di là dei pur importanti contenuti di classifica. La LAZIO viene da una serie negativa e da una bruciante sconfitta in casa del MILAN maturata inopinatamente nelle battute finali, inoltre vive una difficile situazione societaria che non aiuta certo a rendere il clima sereno, ha un unico obbiettivo che non prevede opzioni subordinate: vincere; l’ATALANTA ha per contro un bisogno vitale di un risultato positivo per dare seguito alla vittoria interna con il LIVORNO e incrementare i punti di una classifica disperata. Sin da subito Christian trasmette una sensazione di grande serenità, fischia poco e bene; il primo episodio importante avviene all’interno dell’area di rigore bergamasca: Sala salta toccando il pallone con il braccio alto, ma è stato precedentemente spinto alla schiena da Bazzani, Christian vede perfettamente e fischia contro l’attaccante laziale che invoca inutilmente la concessione del rigore; in una circostanza successiva è ancora Bazzani a contestare platealmente e senza fondamento l’operato dell’Arbitro e Christian lo inchioda con un’ammonizione tanto tempestiva quanto efficace: l’ex doriano è sistemato per il resto della gara; il secondo episodio importante avviene all’interno dell’area di rigore laziale, quando Motta va a indirizzare il pallone in rete con tocco di mano che non sfugge a Christian, scatta la seconda ammonizione e i primi convinti complimenti di Riccardo Gentili: ‘A Brighi non è sfuggito nulla, sempre vicinissimo all’azione!’; quello dei due che fino ad ora ha seguito l’incontro con relativo disinteresse pare avere un sussulto e fa eco alle parole del telecronista con un compiaciuto ‘l’è fort cl’Arbitro ad Ciseina!’ che tradisce una punta di orgoglio campanilistico; un energico richiamo a Siviglia dopo l’ultimo di una serie ravvicinata di falli ai danni di Makinwa; quindi rete dello stesso Makinwa al 45° e immediata replica un minuto dopo da parte di Bazzani, e le irriferibili espressioni di disappunto prive di inflessioni orobiche con le quali uno dei miei due compagni di stanza commenta l’uscita suicida di Taibi mi inducono a sospettare che l’individuo abbia fatto tappa alla SNAI prima della partita. E così uno a uno e duplice fischio che suggella la fine del primo tempo.
Intervallo: la sigaretta che il Ministro Sirchia mi costringe a fumare sul marciapiede all’esterno del bar accompagna le riflessioni sulla prima parte della gara; mi sforzo di essere assolutamente obbiettivo, come se dovessi valutare l’operato di un qualsiasi altro Arbitro, e il giudizio non cambia: il primo tempo è stato semplicemente perfetto, Christian è stato un grande e la Sezione di Cesena può intonare idealmente il coro da curva ‘Il fenomeno ce l’abbiamo noi!…’ .
Secondo tempo: nella ripresa il ‘metro’ di Christian non cambia, lascia giocare, non fischia un intervento dubbio su Seric al limite del lato corto dell’area di rigore bergamasca, concede un bel vantaggio a favore della LAZIO a ridosso della panchina e davvero non comprendo l’atteggiamento di Papadopulo che tiene costantemente le braccia allargate palesando insofferenza per l’operato dell’Arbitro, è chiaro che in campo c’è grande trepidazione e i padroni di casa tradiscono nervosismo nella rincorsa di un indispensabile risultato pieno. Verso il quarto d’ora Motta, già ammonito, si disinteressa del pallone e con il corpo frappone ostacolo alla corsa di Filippini, è un fallo ai limiti del provvedimento disciplinare, sulla riproposizione delle immagini Gentili giudica l’intervento dell’atalantino da ammonizione, l’’osservatore’ di fianco a me mi pare eccessivamente accondiscendente alle tesi del telecronista e commenta: ‘Ciou! quel l’era d’ammonizion!…’. Non sono d’accordo, credo che Christian abbia fatto bene così, e la generale accettazione in campo della sua interpretazione conforta il mio giudizio. Il vero momento critico della gara giunge a ridosso della metà del tempo quando viene sanzionato un fallo di Dabo per un intervento dello stesso calciatore laziale sul quale probabilmente Christian avrebbe fatto meglio a non fischiare: Dabo sbatte il pallone con stizza e la protesta plateale viene giustamente punita con la terza ammonizione della gara; il clima si fa però elettrico, e in un contesto di tensione un episodio marginale ma immediatamente successivo contribuisce a surriscaldare pericolosamente gli animi sul terreno di gioco e sugli spalti: in occasione dell’effettuazione di un calcio di punizione a favore della LAZIO Christian fa giustamente rettificare il punto di ripresa del gioco, non è una questione di uno o due metri, il pallone era stato calciato una decina di metri più avanti, ma l’insofferenza dei padroni di casa si manifesta con eccessivo nervosismo, Liverani pare tarantolato, Christian comprende il momento, sollecita la ripresa del gioco e nelle fasi immediatamente successive dell’incontro intensifica opportunamente i suoi interventi ristabilendo in poco tempo una situazione di normalità senza aver dato, per nemmeno un attimo, la sensazione di potere perdere il controllo della gara. Gara che scorre via senza altri sussulti, una giusta ammonizione a Montolivo per fallo, e infine la rete di Liverani proprio al 90° salutata dal boato liberatorio dell’Olimpico.
Epilogo: dopo UDINESE-PALERMO, LECCE-REGGINA, LIVORNO-REGGINA, Christian ha sfoderato un’altra grande prestazione confermando la splendida condizione di un ‘emergente’ che sta imponendosi con i numeri di un Arbitro con prospettive che per ora mi limito a definire ‘buone’ per non alimentare una produzione industriale di scongiuri.
Mi congedo da Sky e dal ‘Bianconero’, mentre un biglietto della SNAI lasciato appallottolato su un tavolino del bar dimostra che i miei sospetti erano fondati.
Fabio Casadei
 
 
 
 

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