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Diari Simone 3

Articoli

Non cedo, non stasera
di Simone Starnini

Londra, 6 settembre 2006

Terza puntata del "diario da Londra" dell' O.A. Simone Starnini

Avevo prenotato da mesi il volo Forlě-Londra delle 22:30, e solo pochi giorni prima della finale mi rendo conto che sarebbe stata a rischio la sera piu’ importante dell’estate. Prima di cestinare prenotazione aerea e rimandare il rientro in UK controllo l’orario della partita, le 20. Perfetto, penso, mi guardo la finale del campionato del mondo in aeroporto, il posto ideale per esultare in mezzo ad un nugolo di stranieri delusi. Mi sfiora lo spettro dei suppementari e degli eventuali rigori, lo scaccio con un sorriso: “Nah, impossibile...”. Alle 19:30 sono seduto in prima fila davanti alla televisione, bandiera italiana a mo’ di mantello, e tensione a mille..solo qualche forte accento siciliano all’inno di Mameli mi fa distinguere gli “amici” dal resto degli stranieri, per la maggior parte inglesi di ritorno. Rigore e cucchiaio di Zidane che si insacca, un tuffo al cuore, mi vedo gia’ sconsolato sulla scaletta dell’aereo, e immagino i colleghi l’indomani ridacchiare per un’altra finale persa per un rigore. La sofferenza dura poco, i minuti che bastano per fare diventare un idolo quel Materazzi fino a poco prima solo ruvido e antipatico. Alla fine del primo tempo cominciano a farsi piu’ frequenti gli annunci che mi invitano al gate d’imbarco. Non cedo, non stasera. Il secondo tempo scivola e lai tensione cresce, i ragazzi sono stanchi, la squadra non gira, gli inviti ad imbarcarmi diventano sempre piu’ urgenti e i supplementari cominciano a prendere forma. Non cedo, non stasera. Chiamano gli ultimi passeggeri per Londra al gate proprio all’inizio del primo tempo supplementare, resisto e spero in una botta di fortuna all’italiana. Chiamano il mio nome e dicono che e’ l’ultima chiamata, non cedo, non stasera. Quando vedo gli operatori chiudere le porte dei metal detector non ho alternative, un bacio carico di invidia alla mia compagna che rimane, e corro al controllo bagagli e all’imbarco. Ho il piano B, un lettore mp3 che funziona anche come radio. Per una mezzoretta voleremo sul territorio italiano, dovrei riuscire a sentire la telecronaca. Mi sintonizzo e trovo subito RadioRai, segnale forte e chiaro, piuttosto che niente e’ meglio piuttosto. All’ingresso dell’aereo lo steward mi chiede minuto e risultato e mi domando perche’ lo chieda proprio a me, poi mi rendo conto del mio mantello tricolore, sorrido e tiro dritto. Siedo in prima fila di fianco ad una coppia inglese che chiede di essere aggiornata sugli sviluppi, inizia il rullaggio, quando mi appare il demonio sotto le vesti blu di una hostess Ryanair che mi impone di spegnere il mio mp3. Provo a resistere spiegandole l’importanza della situazione ma la sua britannica inflessibilita’ mi costringe all’italianissima arte del raggiro. Fingo di sfilare gli auricolari e ne faccio passare uno dentro alla camicia, lasciandone solo un breve tratto fra colletto e orecchio che copro con i capelli. Come se non bastasse mi rannicchio dal lato finestrino e fingo di dormire. Siamo ai calci di rigore quando l’aereo decolla ma devo soffrire in silenzio per non destare sospetti nel personale di volo. La coppia a fianco mi chiede come procedono i penalties e senza muovermi gli mimo con le mani il punteggio aggiornato. All’errore di Trezeguet mi scompongo ma le hostess sono allacciate alle loro cinture e non mi vedono. Al rigore di Grosso ho il cuore in gola, mi trattengo per secondi che sembrano secoli, ma alla rete lascio andare tutto, tolgo la bandiera dalle spalle e comincio a sventolarla sopra la testa urlando come un forsennato. Gli italiani dietro di me capiscono al volo e il tam tam si diffonde in secondi che sembrano millesimi, in un crescendo di esultanza, orgoglio, e rivincita. Anch’io voglio la mia, e guardo le hostess che, impietrite nelle loro cinture con il terrore negli occhi, continuano a non capire.
Solo dopo un quarto d’ora il capitano dell’aereo annuncia buone notizie per i passeggeri italiani, ma oramai il corridoio e’ completamente occupato da connazionali in festa e nessuno gli presta attenzione.
La notte vola via in un tripudio di tricolori a Trafalgar Square e Piccadilly Circus prima di rientrare giusto in tempo per rivedere quei supplementari e rigori che ho solo ascoltato. Poche ore di sonno bastano e avanzano prima di vestire pantaloni verdi, camicia bianca e cravatta rossa e orgogliosamente entrare in ufficio, finalmente gonfiando il pettone di italiano.
A presto
Simone Starnini

 

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